26 Novembre 2020

Mario Gentili

La logica ci porta da A -> B , l'immaginazione, ovunque – Einstein –

Ripartire dalla fine …

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Indipendentemente dalla scrittura delle leggi, che sicuramente hanno la loro rilevanza, una Società è caratterizzata dalla coscienza dei singoli. Plauto in una commedia parla di noi dicendo homo homini lupus. Cecilio Stazio una ventina di anni dopo scrive, contro di lui, homo homini deus. Chi ha ragione? Dipende…

… ovvero la rivincita del come sul perché

 

4 marzo 2020, ore 8:30

Buongiorno cucciola

Buongiorno papà… perché non mi abbracci?”

Già, il contatto fisico, il grande assente!

Ho sempre immaginato una pandemia come un evento anacronistico, non più ripetibile nell’era dei dell’intelligenza artificiale, comunque un evento avulso dalla cosiddetta civiltà “evoluta”. Un evento possibile soltanto nei film di genere catastrofico o racchiuso in libri della letteratura.

Come non ricordare le pagine dei Promessi Sposi che ci sorprendevano a scuola e rattristavano il sonno di noi adolescenti.

Peste, colera, epidemie che hanno decimato l’umanità che ormai si pensava appartenessero soltanto alla Storia. Al passato … anzi, al passato remoto perché troppo scomodo per accettarlo o per non relegarlo in qualche parte del mondo di cui sentiamo soltanto echi lontani dalla quiete della nostra coscienza.

E invece… è successo! I ritmi quotidiani sono adesso scanditi da un virus microscopico che sceglie le sue vittime nelle fila dell’uomo che da sempre ha cercato di interpretare la Natura con la malcelata convinzione di sopraffarla. Un virus tanto microscopico da mettere in crisi un sistema enormemente più grande: quello economico, sociale, … il sistema sanitario di nazioni tanto diverse tra loro per storia e cultura, tanto uguali dinanzi all’aggressione del virus!

Non c’è costituzione che tenga dinanzi ai principi di uguaglianza fatti propri dal virus. Almeno finquando non verrà scoperto un vaccino; poi, purtroppo, è facile prevedere che torneranno le disuguaglianze fondate sulla sua disponibilità e sulla sua accessibilità.

La diffusione sistemica di un virus ci sta richiamando ad una nuova interpretazione del tempo, ad una convivenza con i timori derivanti dall’interpretazione emotiva di futuro incerto, lasciando all’oggettività necessaria al ricercatore una predizione statistica derivante da algoritmi matematici.

Neanche la straordinaria fantasia di Julius Verne avrebbe mai avrebbe immaginato una celebrazione dei riti pasquali a porte chiuse! I luoghi di culto, dove siamo soliti rifugiarsi in situazioni che non riusciamo più a governare, sono deserti con il loro assordante silenzio. Ma è proprio questa innaturalità a risvegliare una solidarietà ormai sopita. Una voglia di relazione e di comunione con pochi precedenti. Una necessità di transizione, di Pasqua, da un passato molto prossimo ad un ad un nuovo presente di cui se ne ha timore, ma di cui abbiamo un’ineludibile necessità.   

La sfida diventa allora cercare quella struttura che connette sui cui Bateson ha fondato la sua ecologia della mente[1] promovendo come unico approccio vincente quello olistico dell’interpretazione della Natura.

Scartare le asimmetrie formali a favore di simmetrie più profonde. Andare oltre le fin troppo evidenti differenze classiste per trovare il denominatore comune su quale realizzare il nuovo equilibrio: quello basato non su ciò che diversifica, ma su ciò che accomuna. Ciò che unisce è quello che tutti abbiamo: il destino di viventi su questa Terra che dobbiamo proteggere a rischio della nostra stessa esistenza.

È questo il momento di prendere atto, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto già Eraclito proclamasse nel 500 a.c.: Il cambiamento è l’unica costante.

Nasce allora un’urgenza morale, etica e fisica: accettare il danno, non come una fine, ma come l’inizio della prossima partita per la lotta all’esistenza. Questo è il primo passo per uscire dallo stato di autocommiserazione della vittima impotente, che non vede alcuna soluzione se non un impossibile ritorno-al-passato.

Sciocco domandarsi, quando finirà? Neanche i modelli previsionali della più innovativa intelligenza artificiale possono aiutarci: non esistono, infatti, precedenti su cui elaborare algoritmi di apprendimento storico. Allora la risposta alla domanda è: è già finita!

È questa la convinzione con cui affrontare la nuova situazione, anche se indesiderata. Penso a quando ci troviamo, da un giorno all’altro senza lavoro, oppure quando improvvisamente un incidente ti priva di quelle funzionalità di cui ne scopri l’importanza solo adesso che non ci sono più. A quando la società ti emargina come “vecchio” anche se hai tanto da dire e da fare. A quando, improvvisamente si perde un affetto.

Fin da piccoli, siamo soliti all’analisi attenta di quello che ci accade chiedendoci il “perché”. Questa domanda ci ha portato a scoprire il mondo, ad acquisire conoscenze importanti nel nostro percorso vita, ma alcune volte non è possibile trovare una risposta convincente. Infatti, quando ci troviamo a gestire problemi complessi, dobbiamo considerare tante, troppe variabili e … non sempre “il perché” ci fornisce risposte adeguate.

È proprio in questi casi che dobbiamo usare gli strumenti del “come”.

Ci troviamo dinanzi a un nuova declinazione della Natura, come coniugarla? Nella resilienza possiamo trovare le giuste leve quali la motivazione e lo slancio teso alla continuità. Ogni evento negativo non può cancellare le nostre aspettative, deve aprirne di nuove, forse più ambiziose, anche se non sempre valutabili in termini di intensità e di successo.

Quasi paradossalmente, proprio l’interruzione di abitudini consolidate è la molla per riattivare quell’istinto di ricerca che, nella zona di comfort del nostro quotidiano vivere, magari stavamo perdendo. È l’assioma di Cyrulnik, secondo cui: la risposta alla catastrofe non consiste nel ristabilire l’ordine precedente, ma trovare il modo (il come) per crearne uno che prima non c’era. È il paradigma della “biforcazione catastrofica” nel cammino evolutivo di un qualsiasi sistema complesso.

Riflettendoci bene, è facile anche trovare una “simmetria logica” con il pensiero di Blaise Pascal, lo scommettitore per eccellenza sull’esistenza di Dio. Dio esiste? Non si sa ma… è conveniente riconoscerne l’esistenza[2]. Il futuro sarà migliore? Non lo sappiamo, ma dobbiamo crederlo fermamente perché conviene e perché è motivo di evoluzione.

Non voglio fare il filosofo, né intendo risolvere qui una controversia millenaria tra la scuola platonica e quella aristotelica. Ma è mia convinzione che se è vero che il concetto di Dio di Platone può essere inteso come fede e gnosi metafisica, è altrettanto vero che può essere interpretato come carità e amore, relazione e comunicazione con il prossimo.

Indipendentemente dalla scrittura delle leggi, che sicuramente hanno la loro rilevanza, una Società è caratterizzata dalla coscienza dei singoli. Plauto in una commedia parla di noi dicendo homo homini lupus[3]. Cecilio Stazio una ventina di anni dopo scrive, contro di lui, homo homini deus[4]. Chi ha ragione? Dipende… dalle nostre azioni. In noi esiste il principio autopoietico della natura naturans, ovvero quell’azione tipica della Natura, di produrre la sua stessa realtà. Esiste in noi la presenza di un principio attivo, dinamico e libero che trova la massima espressione nella coscienza, la capacità di introdurre energia positiva nei sistemi di cui si è parte. La capacità di rialzarsi e di aiutare a rialzarsi: la resilienza.

#mettiamocelatuttaragazzi

 

 

 

[1] “Desidero esprimere la mia convinzione che certi fatti come la simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta. l’amplificazione progressiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero dell’evoluzione biologica, e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra l’uomo e l’ambiente, possano essere compresi solo in termini di un’ecologia delle idee così come io la propongo” – Gregory Bateson, Verso un’ecologia della Mente, Adelphi (1972).

[2]

  • Dio esiste ed io ci ho creduto: +1(ho guadagnato);
  • Dio non esiste ed io ci ho creduto: 0(non ho perso né guadagnato);
  • Dio esiste ed io non ci ho creduto: −1(ho perso);
  • Dio non esiste ed io non ci ho creduto: 0(non ho perso né guadagnato).

 

[3] homo homini lupus ‹òmo òmini …› (lat. «l’uomo è lupo per l’uomo»). – Proverbio pessimistico, derivato dall’Asinaria di Plauto, II, 4, 88 (lupus est homo homininon homo), che vuole alludere all’egoismo umano, e assunto dal filosofo T. Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere.

[4] “Se l’essere umano è per l’uomo l’essere sommo anche nella pratica la legge prima e suprema sarà l’amore dell’uomo per l’uomo. Homo homini deus est: questo è il nuovo punto di vista, il supremo principio pratico che segnerà una svolta decisiva nella storia del mondo”. Ludwig Feuerbach, L’essenza del cristianesimo (manoscritto datato 1841), Laterza (1994).

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