La solitudine dei numeri primi

Abbiamo sempre immaginato la fine del mondo come un evento esterno: guerra atomica, inondazioni, ghiacciai che si sciolgono, mari che sommergono, meteoriti giganti che ci investono, e invece… nessuno di noi ha mai pensato ad un virus microscopico.

Tanto microscopico da mettere in crisi una cosa enormemente più grande:un sistema economico, un sistema sociale, un sistema di vita!

Ognuno di noi è protagonista di questo dramma. Nessuno ne è escluso. Non conta il colore della pelle, la fede politica, quella religiosa.

E la presa di coscienza della fragilità e della caducità della vita inducono a interrogarci sulle scelte fatte, sulla vita che non abbiamo osato vivere, sulle tante scelte sbagliate sull’arroganza, l’incoerenza e l’incoscienza dei nostri punti di riferimento.


Costante è la domanda: quando finirà? Neanche i modelli previsionali della più innovativa intelligenza artificiale possono aiutarci in questo momento: non esistono precedenti su cui elaborare algoritmi per la conoscenza del comportamento dell’evolversi della situazione…

Ci facciamo coraggio pensando che andrà tutto bene… forse! Ma adesso le foto delle città deserte ben descrivono la solitudine che ci attanaglia, che sfata il mito dell’univocità e della grandezza del nostro ego, dell’univocità dei numeri primi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Traduci »