26 Novembre 2020

Mario Gentili

La logica ci porta da A -> B , l'immaginazione, ovunque – Einstein –

Natural desiderio di sapere

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Per Federico Cesi, fondatore dell'Accademia dei Lincei, il «natural desiderio di sapere» corrisponde a un modo plurale di pensare la conoscenza e il suo ruolo sociale e politico di fronte all'incertezza innescata dall'allargamento del mondo, dal profilarsi di nuovi modi di comprendere i rapporti fra uomo e natura, dal confronto con una vita di corte, dominata dall'interesse individuale [...]
Il natural desiderio del sapere

Il natural desiderio del sapere

Non è azzardato affermare che Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, fu sicuramente tra i precursori dell’interpretazione sistemica del mondo.

Il suo proponimento Linceo, ben descritto nel Natural desiderio di sapere corrisponde a una visione olistica e plurale di pensare la conoscenza e il suo ruolo sociale e politico, tutto in un contesto storico sociale di incertezza, innescata dalla scoperta di nuovi mondi e terre, dal profilarsi di nuovi modi di comprendere i rapporti fra uomo e natura, dai rapporti di forza tra scienza e Chiesa.

Centro della rivendicazione universalistica pontificia e spazio comunicativo fra vecchi e nuovi mondi, Roma emerge come teatro e palcoscenico barocco di un progetto di capitalizzazione dei saperi, che mobilita appassionati virtuosi, filosofi “straccioni”, medici mediatori, agguerriti pittori, scultori in gara con la natura, missionari in cerca di legittimazione.

Frontespizio Tesoro Messicano
Frontespizio Tesoro Messicano

Attraverso il racconto dell’affascinante storia del Tesoro messicano – imponente volume tardivamente pubblicato nel 1651 – si ricostruisce un cantiere di produzione naturalistica, fra sconosciuti exotica e artefatti stranamente familiari, scambi e competizioni, conflitti e negoziazioni, individuando nei saperi la lente più idonea per interpretare e comprendere la dinamica storica.

Il Tesoro messicano costituisce l’esito dell’attività scientifica ed editoriale di un gruppo di illuminati ricercatori, tra cui anche alcuni dei fondatori dell’Accademia dei Lincei. L’azione svolta da quella cerchia di studiosi [1] fu sempre rilevante e il suo risultato è fondamentale per comprendere lo sviluppo della mentalità scientifica moderna nelle sue prime fasi e che avrà i suoi acuti con Galileo Galilei e il suo metodo sperimentale.

Il nucleo iniziale del Tesoro messicano è un esteso rapporto scientifico sulle novità naturalistiche riscontrate dal suo primo autore nel Nuovo Mondo, conquistato dalla monarchia spagnola. Tuttavia, l’opera, con l’aggiungersi dei commenti a suo completamento e con l’evolversi delle travagliate vicende editoriali (la pubblicazione del testo nella sua interezza fu possibile solo nel 1651, a Roma), è diventata anche un documento-simbolo dell’approccio nei confronti della scienza in Roma tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

In questo cruciale periodo, sotto l’occhio sospettoso di una Chiesa tutt’altro che incline a tollerare innovazioni che mettessero in dubbio nozioni consolidate, si andavano sviluppando quelle forme di ricerca e analisi della natura che ora chiamiamo nel suo complesso scienza moderna.

La versione del Tesoro messicano del 1651 contiene in forma epitomata le relationes presentate a Filippo II da Francisco Hernández [2] nel 1577.

Il monumentale tesoro di informazioni sui tre regni della natura nel Nuovo Mondo, contenuto in 22 libri, era stato infatti compendiato da Nardo Antonio Recchi [3] tra gennaio 1580 e marzo 1582.

Nel volume stampato nel 1651 a cura dei Lyncaei superstites, Francesco Stelluti e Cassiano dal Pozzo, contenenti anche le pagine già stampate nel 1630 che erano state vendute da Olimpia Cesi, figlia ed erede di Federico fu integrato con le trascrizioni che nel 1626 Cassiano aveva ottenuto dall’originale (il Liber unicus) conservato a Madrid nella biblioteca dell’Escorial.

Tale aggiunta accresce la consistenza dello stampato (pressoché completo nella sua informazione scientifica innovativa), pur senza riportarlo all’integrità del testo originale.

Il Tesoro messicano contiene, anche altro: in primo luogo i contributi esplicativi composti dai vari sodali della prima Accademia dei Lincei, con intenti e modalità differenti e in tempi diversi. Questi commenti, distanziati di quasi mezzo secolo rispetto all’originale hernandino, permettono di eseguire un confronto quasi sincrono con l’informazione scientifica iniziale e permettono di tracciare l’evoluzione delle scienze naturali tra il Rinascimento e il Barocco.

Di particolare menzione sono le Tabulae phytosophicae di Federico Cesi, che rappresentano una delle più complesse, acute e innovative elaborazioni teorico-sistematiche della botanica della prima ‘rivoluzione scientifica’. Furono scritte da Cesi tra il 1617 e il 1630 e lasciate incompiute (12 pronte, 7 parzialmente preparate e una appena abbozzata) e furono edite da Stelluti (il terzo sodale, in ordine di tempo, dell’Accademia, e aggiunte al volume solo nel 1651.

Con il Natural desiderio di sapere trovano spazio gli interrogativi e le motivazioni che caratterizzeranno tutta la ricerca scientifica, ma anche e soprattutto il coraggio e lo spirito di intraprendenza che nessuna epoca storica e nessuna dittatura potranno mai reprimere.



[1] http://www.treccani.it/enciclopedia/nardo-antonio-recchi_(Dizionario-Biografico)/ 


[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Francisco_Hern%C3%A1ndez_de_C%C3%B3rdoba. I dati di Hernández non si limitano a quelli da lui stesso raccolti in Messico ma comprendono anche, pur sporadicamente, quelli su tutta l’America centro-meridionale esplorata dagli Spagnoli durante la sua epoca, ottenuti da vari informatori e corrispondenti, anche casuali. Nella sezione mineralogica questi dati si riducono a uno solo, relativo alla pietra delle Filippine.


[3] Nardo Antonio Recchi, Federico Cesi, Fabio Colonna, Cassiano dal Pozzo e Francesco Stelluti erano italiani, Joannes Schmidt (il Faber) e Joannes Schreck (il Terrenzio) tedeschi, Josse de Ricke (il Ricchio) belga. Essi furono i coautori – a vario titolo – del Tesoro messicano. Inoltre, il primo estensore dell’opera, Francisco Hernández, era spagnolo, come colui che rese possibile la pubblicazione finale, Alfonso de las Torres (il Turriano).

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